Quando si pianifica un’esercitazione di evacuazione, la mente corre subito ai dipendenti: percorsi da ripetere, tempi da cronometrare, comportamenti da verificare. Ma la realtà di un’azienda, oggi, è fatta anche di persone che non conoscono le planimetrie, non hanno mai sentito il suono dell’allarme e non sanno dove si trovi il punto di raccolta. Sono i visitatori. Ignorarli nella simulazione significa lasciare un buco pericoloso nel piano di emergenza e, spesso, violare un obbligo normativo.

L’articolo 46 del D.Lgs. 81/2008 impone al datore di lavoro di organizzare esercitazioni periodiche per mettere in pratica le procedure di emergenza, coinvolgendo tutto il personale. Ma il concetto di “personale” va interpretato in senso ampio: chiunque si trovi nei locali dell’azienda – dipendenti, collaboratori, appaltatori, visitatori – deve essere messo in sicurezza. Il D.M. 2 settembre 2021, la regola tecnica verticale per i luoghi di lavoro, rafforza questo principio richiedendo che il piano di emergenza consideri tutte le persone presenti e che siano disponibili procedure per gestire gli occupanti occasionali.

Progettare un’esercitazione che includa i visitatori non è semplicemente invitare qualche ospite a seguire il flusso degli altri. Richiede una preparazione specifica su comunicazione preventiva, scenari realistici e valutazione delle performance, compresi i tempi di evacuazione.

La normativa non dimentica i visitatori

Il punto di partenza è chiarire perché un’esercitazione limitata ai soli dipendenti sia insufficiente. Il D.P.R. 151/2011 e il D.M. 2/9/2021 stabiliscono che la gestione della sicurezza antincendio, comprese le esercitazioni, deve basarsi su un’analisi del rischio che includa tutti gli occupanti. L’allegato I del D.M. 2/9/2021, nel definire i contenuti del piano di emergenza, cita esplicitamente la necessità di “procedure per la registrazione e il controllo delle persone presenti” e di “istruzioni per gli occupanti occasionali”.

Anche un sistema di gestione certificato ISO 45001, sempre più adottato dalle aziende italiane, richiede la partecipazione e la consultazione di tutte le parti interessate che possono essere influenzate dalle misure di sicurezza (punto 5.4). I visitatori rientrano a pieno titolo in questa categoria. E se l’azienda ricade nel campo di applicazione del D.Lgs. 105/2015 (Seveso), i piani di emergenza esterna e interna devono considerare chiunque possa trovarsi nell’area di danno, inclusi i non addetti ai lavori.

Non includere i visitatori nelle esercitazioni non è solo un rischio operativo, ma anche un mancato adempimento che in caso di incidente potrebbe essere contestato. La giurisprudenza è chiara: la tutela deve essere estesa a chiunque entri in azienda, a qualunque titolo.

Comunicazione preventiva: il punto di partenza

Un’esercitazione che coinvolge visitatori parte molto prima del suono dell’allarme. La comunicazione preventiva è l’elemento chiave per evitare panico e per ottenere dati utili sulla reale efficacia delle procedure.

Dovete informare il visitatore già all’accoglienza? Dipende. In caso di esercitazione annunciata, potete includere un messaggio nel badge o nell’email di conferma appuntamento, spiegando che durante la sua permanenza potrebbe aver luogo una simulazione. Per un’esercitazione a sorpresa – spesso più utile per testare la prontezza dell’organizzazione – non potete preavvisare, ma dovete comunque garantire che ogni visitatore riceva, all’ingresso, le istruzioni di sicurezza essenziali. Questo significa addestrare il personale della reception a illustrare verbalmente le vie di fuga e il punto di raccolta, oppure consegnare un breve opuscolo con una mappa.

La registrazione puntuale del visitatore è la base di tutto. Senza un elenco aggiornato in tempo reale, non è possibile verificare se tutti siano effettivamente usciti durante la prova. Ed è qui che il trattamento dei dati personali si incrocia con la sicurezza: il GDPR (artt. 5 e 6) ammette il trattamento dei dati per adempiere a un obbligo legale, come la gestione delle emergenze. Potete quindi, senza bisogno di consenso, raccogliere il nome e la presenza per la sola durata della visita, conservando il registro per le verifiche post-esercitazione.

La comunicazione durante l’esercitazione deve essere chiara: messaggi vocali pre-registrati o addetti che guidano fisicamente i visitatori, ricordando che queste persone non conoscono l’azienda. Un segnale di allarme standardizzato non basta: serve un supporto umano che li accompagni con sicurezza.

Scenari realistici per un’evacuazione inclusiva

La tentazione di far finta che i visitatori non esistano è forte, ma è proprio l’esatto contrario di ciò che serve. Una buona esercitazione deve simulare condizioni verosimili: visitatori in sala riunioni, un fornitore in magazzino, un candidato nella sala d’attesa. L’ostacolo più grande è rendere la presenza fisica di queste persone il più possibile credibile senza complicare le operazioni. Una tecnica efficace è designare alcuni dipendenti – possibilmente di reparti diversi – come “visitatori” per la durata della prova, con tanto di badge temporaneo e posizione assegnata casualmente. In questo modo potete misurare la capacità degli addetti all’emergenza di intercettare e guidare persone che non conoscono l’edificio.

Lo scenario deve prevedere ostacoli tipici: un ascensore fuori uso (ma qualcuno potrebbe istintivamente dirigersi verso di esso), un’uscita di emergenza momentaneamente ostruita (per simulare una situazione reale), una persona con difficoltà motorie temporanee. Testare l’evacuazione dei visitatori significa valutare se il vostro sistema di gestione degli ospiti è in grado di localizzarli rapidamente e se i tempi di intervento sono accettabili.

Non dimenticate la logistica del punto di raccolta. Se avete molti visitatori, il punto di raccolta deve essere dimensionato per accogliere un numero di persone superiore ai soli dipendenti. Durante l’esercitazione, l’addetto al punto di raccolta dovrà fare l’appello incrociando il registro visitatori con i presenti. Qui si gioca la reale efficacia della prova: un ritardo nel riscontrare una persona mancante può costare caro in un’emergenza vera.

Valutazione dei tempi di evacuazione: andare oltre i dipendenti

La misurazione dei tempi di evacuazione è un obbligo implicito nella progettazione della sicurezza (art. 43 del D.Lgs. 81/2008 e D.M. 2/9/2021). Ma se misurate solo i tempi dei dipendenti, state barando. I visitatori sono più lenti: si fermano, guardano i cartelli, possono prendere la direzione sbagliata. Dovete cronometrare i tempi dal suono dell’allarme all’arrivo al punto di raccolta anche per queste persone, e confrontarli con i parametri di progetto.

Il punto di partenza è sempre la registrazione oraria dell’ingresso. Sapere a che ora esattamente un visitatore ha varcato la porta e dove era diretto permette di valutare quanto tempo ha impiegato per raggiungere l’uscita più vicina. Un sistema di visitor management digitale vi dà un vantaggio enorme: genera un registro unico, esportabile, con timestamp precisi, integrabile con le procedure di emergenza. Durante il debriefing, potrete analizzare se un ritardo era dovuto a disorientamento, a una via di fuga troppo lunga o a una carenza nella segnaletica.

L’obiettivo non è colpevolizzare nessuno, ma migliorare. Se un addetto all’emergenza impiega cinque minuti per intercettare un visitatore nella stanza degli appaltatori, dovete rivedere la dislocazione del personale o la formazione.

Dalla simulazione al miglioramento continuo

Dopo ogni esercitazione, il rapporto finale deve contenere una sezione dedicata ai visitatori: quanti erano, dove si trovavano, i tempi di evacuazione registrati, eventuali criticità. Questi dati devono confluire nella revisione del piano di emergenza, come previsto dal D.M. 2/9/2021 e dalla logica di miglioramento continuo dell’ISO 45001.

Coinvolgete nel debriefing anche il personale della reception e gli addetti all’accoglienza. Sono loro il primo filtro e spesso hanno informazioni preziose: un visitatore che non ha capito le istruzioni, una difficoltà linguistica, una porta che non si apriva. Piccoli dettagli che affinano la procedura.

Nella prossima esercitazione, non affidatevi a fogli di carta. Un visitatore registrato in modo approssimativo è un pericolo in meno che siete in grado di controllare. La tecnologia oggi permette di avere sempre sott’occhio l’elenco esatto delle persone presenti e di condividere queste informazioni con il coordinatore dell’emergenza in tempo reale.

Senza un controllo puntuale, ogni esercitazione rischia di essere solo un rituale. Con un approccio che mette al centro anche gli ospiti, invece, diventa uno strumento reale di prevenzione.

Piccolo suggerimento pratico: piattaforme come Varcora integrano la gestione delle visite con le procedure di sicurezza. In caso di emergenza, generano automaticamente l’elenco aggiornato dei visitatori presenti in azienda, facilitando l’appello al punto di raccolta e aiutando a rispettare senza affanno gli adempimenti normativi.

Tutto questo, sul piano operativo, si traduce in un dato preciso: se non sai quanti e quali visitatori sono presenti in sede